Gesù tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto che Tu sei il Santo di Dio!

Fuscaldo, Sabato 25 Agosto 2018 - 17:02 di la redazione

A cura di Don Vincenzo Carnevale

21a Domenica ordinaria, 26 agosto 2018

Volete andarvene anche voi? Signore da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto che Tu sei il Santo di Dio

Fede non è credere a un’ideologia, piuttosto che un'altra, ma fidarsi e aderire a una Persona e obbedire al Suo ‘dire vitale’ e seguire il Suo agire concreto. Questa Persona, per il cristiano, deve essere Gesù, Maestro, Via, Verità e Vita, che chiede e pretende dai Suoi, che ascoltano il Suo invito a divenire Suoi veri discepoli, l’adesione totale a quanto annunciato e insegnato, nonostante che si adduca la scusante infondata della ‘durezza del linguaggio’.

In realtà, quello che Gesù afferma è chiaro e limpido, la verità è che ad essere indurito è il cuore dei Suoi ascoltatori che vogliono sentire e ascoltare ciò che loro piace, interessa e rientra nelle proprie idee, piani, disegni e interessi personali! E se ne ‘tornano indietro e non vanno più con Lui’, perché Lo hanno cercato e seguito solo per usarLo e per mangiare a sbafo i Suoi pani! La granitica durezza, dunque, occupa il cuore di chi ascolta e non vuole aprirsi alla Sua Persona! Non è duro e incomprensibile il linguaggio di Gesù, ma sappiamo che non c’è sordo più sordo di chi non vuole sentire, udire e ascoltare! 

Quando il Vangelo di Gesù, sempre chiaro, pratico ed esigente, non combacia con le nostre valutazioni e opinioni, ed è contrario ai nostri disegni, interessi e le nostre aspettative, ci risulta essere sempre ‘parola dura’ e incomprensibile (Vangelo). La prima Lettura mette tutte le Tribù di Sichem di fronte ad una scelta radicale: devono decidersi e scegliere, se servire il Signore o gli dei, che i loro padri hanno servito, oltre il fiume, e quelli degli Amorrei, nel cui territorio, ora, abitano. Devono (e dobbiamo) scegliere, con responsabilità e libertà, perché il Signore Dio, come Gesù Cristo nel Vangelo, non si impone, ma cerca collaboratori, come i Patriarchi, i Profeti, Maria, i Discepoli. Il Popolo della prima Lettura risponde: ‘lungi da noi l’abbandonare il Signore…’!

I Discepoli, nel Vangelo, rispondono a Gesù, che li sollecita a scegliere: ‘Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che Tu sei il Santo di Dio’! Nella seconda Lettura, possiamo, ancora verificare lo spessore e il senso della scusaaddotta dai discepoli, che non vogliono seguire Gesù, ma le loro idee e convincimenti, adducendo, come sempre, la giustificazione: ‘questo linguaggio è duro’! Non è, affatto, duro il Suo linguaggio: è indurito il nostro cuore, invece! L’insegnamento di Gesù, è chiaro ed esigente, anche se è perentorio, nel dirci comesi costruisce, si vive e si fonda il Matrimonio e la Famiglia. Noi chi vogliamo servire? Scegliere, con sapienza, di voler servire con amore il vero e unico Signore, Creatore e Salvatore, comporta la rinuncia radicale di tutti gli altri idoli ‘stranieri’ di ieri e di oggi (Prima Lettura e Salmo).

Scegliere e servire il Vangelo, che è Cristo, Via, Verità e Vita, è decidersi ad andare da Lui e rimanere con Lui, per dare risposta piena alla vocazione e realizzarla nell’amore oblativo, per vivere, nella fedeltà e totalità, la comunione coniugale, consacrando la propria vita a servizio dell’altro (Vangelo e seconda Lettura).Nell’amore (‘timore’) di Cristo, fratelli, siate sottomessi gli uni agli altri (v 21). La sottomissione della donna ai mariti, certo, urta la mentalità moderna e suona anche perfino disgustosa! Ma, Paolo non dice ‘questo’! ‘Essere sottomessi’ (hypotàsso) è il verbo più incriminato e ingiustamente penalizzato da una falsa interpretazione. Questo verbo greco appartiene al linguaggio militare e indica la subordinazione naturale e ordinaria dell’inferiore al superiore: un ordine ‘necessario’! Il verbo, dunque, se rettamente inteso e onestamente interpretato, non ha e non presenta nulla di costrittivo e niente di schiavistico. Del resto, il retto e ben disposto lettore intuisce, fin dall’inizio (v 21), che la ‘sottomissione’ richiesta, che è reciproco servizio d’amore, riguarda tutti e si fonda sull’amore (‘timore’) di Cristo: ‘State sottomessi gli uni gli altri nel timore di Cristo!’.

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