Chi mangia la mia Carne e beve il mio Sangue rimane in me e io in lui!

Fuscaldo, Domenica 19 Agosto 2018 - 07:45 di la redazione

A cura di Don Vincenzo Carnevale

20a Domenica ordinaria, 19 agosto 2018

Gesù, che ha moltiplicato i pani e sfamato tutta la folla che Lo ha cercato e Lo ha seguito, ha acceso l’altra fame, offrendo l’altro Pane disceso dal cielo: ‘Io sono il pane!’ Oggi, ci rivela che il Pane vivo disceso è la Sua carne, dichiarando la necessità assoluta di mangiarLa per vivere e non morire!Mangiare di Lui per vivere in Lui, con Lui e per Lui! Andare per vedere dove abita, trovare casa presso di Lui, rimanere/dimorare e lasciarsi abitare dalla Sua persona, che si dona nella Sua carne da mangiare e nel Suo sangue da bere per ‘avere la vita eterna’ ed essere risuscitati nell’ultimo giorno. L’Eucaristia, Cibo unico e unica Bevanda per farci risorgere. Cristo Gesù, Altare, Vittima e Sacerdote, ogni giorno ci fa sedere alla Sua mensa, dona la Sua carne da mangiare e il Suo sangue da bere, dono perenne del Padre fedele e misericordioso alla Umanità, sempre più affamata e assetata di giustizia, concordia e pace, che solo nell’ascolto obbediente della Sua Parola e nella partecipazione al Banchetto della Sua carne e del Suo sangue, possiamo colmare questa fame e questa sete.

Nella prima Lettura, Donna Sapienza, attiva ed operosa, ‘invita’ pubblicamente, attraverso delle sue ancelle, a mangiare il suo pane di saggezza e prudenza che rende la vita serena e felice, e ad abbandonare le vie della stoltezza e della follia. La Sapienza, che si è costruita la sua casa su basi stabili, solidi e inamovibili, prepara Lei stessa il suo banchetto per tutti gli ‘inesperti’ che ascolteranno l’invito a venire a mangiare e nutrirsi del suo pane, per andare diritti per la via dell’intelligenza e della vita e abbandonare quella dell’inesperienza e della stoltezza.

Questa promessa di vita piena, il Vangelo afferma essersi compiuta in Cristo.

L’Apostolo, nella seconda Lettura, si rivolge ai ‘Fratelli’, invitandoli ad aprire bene gli occhi per guardare bene dove mettono i piedi: ‘guardate, dunque, attentamente a come camminate’! L’imperativo iniziale, blépete, ‘vedete accuratamente, considerateattentamente’, introduce alla seria vigilanza e responsabile discernimento sul proprio modo di vivere e di agire. C’è, dunque, un ‘camminare’ da stolti (à-sophòi), e un ‘camminare’ da saggi (sophòi). L’invito - imperativo di Paolo ai ‘Fratelli’ è perentorio ed amorevolmente pressante: siate sapienti, vivete da saggi e da prudenti proprio perché ‘i giorni sono cattivi’. Siamo noi a rendere cattivi i nostri giorni! Guerre, violenze inaudite, dio denaro a fondamento di tutto, le follie sterminatrici di vite innocenti, il sangue sulle strade, tra le mura domestiche mille violenze e soprusi!

Noi cristiani, oggi, ci comportiamo da saggi o da stolti? Da sconsiderati o pieni dello Spirito Santo? Viviamo secondo la Sapienza che viene dall’alto o siamo affossati e annegati nella cultura e mentalità del mondo?

In questa estate, ‘facciamo buon uso del tempo’?

Ci ‘intratteniamo tra noi - almeno la Domenica - con salmi, inni, cantici ispirati, rendendo continuamente grazie per ogni cosa a Dio Padre’?

Le scelte richiedono rinunce! Se scelgo lo Spirito della vera vita, libertà e gioia, devo rinunciare ad ubriacarmi ‘di vino’, che ‘mi fa perdere il controllo’ di me stesso, mi spinge a far ‘cattivo uso del tempo’ e, perciò, a rendere ‘cattivi’ i miei giorni. E, se voglio comportarmi da saggio, devo rinunciare ad ogni insipienza e stoltezza e scegliere le vie della Sapienza.

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