Come Tommaso, ciascuno di noi, si lasci raggiungere dal Risorto!

Fuscaldo, Domenica 08 Aprile 2018 - 08:51 di la redazione

A cura di Don Vincenzo Carnevale

2a Domenica di Pasqua, 8 aprile 2018

Mio Signore e Mio Dio!

Come Tommaso, ciascuno di noi, si lasci raggiungere dal Risorto, il Quale viene, anche se le nostre porte restano ancora, sbarrate dal di dentro, a liberarci dalle nostre paure, delusioni, chiusure e smarrimenti e lasciamoci gradualmente condurre alla piena e totale professione personale di fede: ‘mio Signore, mio Dio’ (Vangelo). Ognuno di noi si consegni e si abbandoni nelle braccia del Crocifisso Signore e apra il suo cuore alle Sue Parole che lo fanno ardere di amore riconoscente nella Comunità, in intima comunione con il Risorto, che ci unisce a Sé, facendoci divenire ‘un cuor solo e un’anima sola’ in Lui e, perciò, tra di noi, e ci fa vivere nell’armonia, nella condivisione di tutto, cose e valori, beni materiali e spirituali, nella fraternità gioiosa e operosa (prima Lettura).

Ciascuno di noi cresca e perseveri nel credere e nell’amare Dio, amando e credendo Colui che ha generato e ha risuscitato, osservando i Suoi comandamenti, che ‘non sono gravosi’, ma Doni che richiedono una nostra responsabile personale risposta di amore fedele e di fiducia piena (seconda Lettura). Meditare e confrontarci con la prima Comunità, non è nostalgia del passato, ma desiderio vivo di voler ritornare a quella condivisione dei beni, che faceva sgorgare in tutti i membri gioia e pace, armonia e sinfonia di intenti, di azioni e di missioni, che animavano e guidavano ‘la moltitudine di coloro che erano diventati credenti’ (At 4,32).

Questo vuole, anche per noi e da noi, Chiesa di oggi, il Risorto! Le nostre Comunità, oggi, sono concordi e unanimi? Sanno condividere i beni e sovvenire ai bisogni dei poveri? Quale armonia sinfonica nelle nostre comunità? Quali le finalità e gli obiettivi che le animano e le fanno vivere in-per-con Cristo Risorto? Che possibilità nutriamo e c’è desiderio e siamo affascinati dalla conoscenza e del ritorno alla purezza delle nostre origini? Viviamo di Eucaristia? La Domenica, spezziamo il pane con letizia e gioia? Tutti, per non perderci e ritrovarci, dobbiamo far ritorno alle radici e alle origini della nostra storia: chi siamo e chi eravamo? Chi sono, dove sono e da dove vengo? Sono io e mi sono perso? Per rispondere, con lealtà e verità, a queste domande esistenziali, dobbiamo necessariamente e coraggiosamente far ritorno alle nostre origini, lasciando che il Risorto ritorni ancora, ‘dopo duemila anni’, entri e squarci queste porte blindate del nostro cuore, rifondi la nostra fede in Lui, ristabilisca la comunione, unendoci intimamente a Lui e sinceramente tra di noi, ricolmandoci della Sua pace e della Sua comunione. Come e dove il Risorto a me si rivela? Come e dove la fede in me nasce, cresce e matura? Come e dove (quando) il Risorto mi raggiunge e mi converte? Ma, perché Gesù non ha incontrato Tommaso prima e da solo, senza aspettare otto giorni quando egli era presente in casa insieme agli altri discepoli?

Credo, per due motivi, almeno: per confermare nella fede i Discepoli della prima visita, che ancora restano ‘rinchiusi’ perché impauriti e indecisi, e per far conoscere a Tommaso, e a tutti noi, che il luogo, che Egli predilige per incontraci e parlarci e convertirci, è la Comunità dei fratelli: la Chiesa. Il Risorto, in questa Domenica, ci fa dono della Missione ‘Vi mando come il Padre ha mandato Me’ (v 21), dello Spirito Santo: ’Ricevete lo Spirito Santo’ (v 22), della Fede: ‘Mio Signore e Mio Dio’ (v 22), della Riconciliazione, affidato agli Apostoli (v 23) e della nuova Beatitudine: ‘Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto’ (v 29) Questa seconda Domenica di Pasqua, un tempo, era detta 'In Albis', ossia, la Domenica di perdono per coloro che avevano commesso gravi peccati e che, dopo la Quaresima di, conversione e di penitenza, durante la Veglia pasquale partecipavano alla gioia della ritrovata innocenza, con la riconciliazione e, quindi, come bambini appena nati, si rivestivano di bianche vesti. Giovanni Paolo II nel 2000, la istituisce come 'Domenica della Divina Misericordia', la 'Festa di vita nuova', perché l'uomo possa comprendere, accogliere e affidarsi alla Misericordia di Dio, implorato dallo stesso Gesù Cristo dalla croce: ‘Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno’. Noi, Misericordes sicut Pater!

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