Venite a Me, ed Io vi darò ristoro, imparate da Me la mitezza e l’umiltà del cuore

Fuscaldo, Sabato 08 Luglio 2017 - 19:15 di la redazione

A cura di Don Vincenzo Carnevale

14a Domenica Ordinaria, 09 luglio 2017

Venite a Me e imparate da Me

Gesù benedice il Padre perché, ha voluto, ‘nella Sua benevolenza’, rivelare e partecipare il Suo mistero di salvezza ai ‘piccoli’, che l’hanno accolto nel Figlio, con gioia e umiltà, mentre i dotti, accecati dalla sapienza carnale e induriti dalla loro superbia e autosufficienza, si sono chiusi e hanno rifiutato la salvezza, rigettando il Salvatore umile e il Redentore mite. Prega Gesù il Padre e Lo ringrazia per il Suo progetto di salvezza a Lui affidato e che Egli accoglie senza riserve e condizioni: ‘Sì, Padre’! Il Suo ‘Si’ totale realizza e compie la promessa di Zaccaria che invita Sion e Gerusalemme ad esultare grandemente per la venuta del Salvatore, Re ‘mite e umile’, pacifico e giusto, che farà gioire della Sua salvezza tutte le nazioni della terra, donando pace e distruggendo le armi di sterminio e di morte (prima Lettura). 

Venite a Me, ed Io vi darò ristoro, imparate da Me la mitezza e l’umiltà del cuore; prendete con fiducia il Mio giogo, che io renderò dolce e leggero con la Mia grazia e la Mia presenza. Come imparare l’arte della mitezza e dell’umiltà? S. Paolo ci risponde, nella seconda Lettura: Se ci lasciamo abitare dallo Spirito Santo, su noi effuso nel Battesimo, che ci ha incorporati a Cristo, saremo liberati dal domino del peccato, che conduce alla morte e non vivremo più secondo la carne ma secondo lo Spirito di Dio, che abita in noi e conduce alla vita nuova e piena. Coloro che suppongono di essere superiori e più sapienti degli altri, disprezzano gli ultimi, umiliano i miti e opprimono i poveri. Per questo, la scelta di Dio, in Gesù, umile e mite, sono ‘i più piccoli’ e gli umili, che abbassano i superbi e confondono i sapienti, perchè sono disponibili ad accogliere il Suo amore misericordioso e sempre più desiderosi di lasciarsi rivelare il Suo Regno, per esservi introdotti a farne parte, mentre i sapienti, gli arroganti e i prepotenti, si ergono a dei e impediscono di fatto al Signore Dio di far loro conoscere il Suo Regno.

Non è Dio ad impedirglielo, perciò, ma è la loro superbia e infondata supponenza, la loro autosufficenza vana e pretestuosa ad impedire a Dio di rivelarglielo e di poterli introdurli a farne parte.Venite a Me voi stanchi e oppressi: Io vi darò ristoro! Beati noi, se ci lasciamo raggiungere da questi tre imperativi misericordiosi di Gesù, (Venite, Prendete e Imparate), in tanti nostri momenti pesanti e quasi insopportabili della vita, oppressa da tanta miseria e depressa e sfiduciata da tanto male che ci accerchia, ci abbandoniamo a Lui e riusciamo a trovare rifugio e ristoro nel Suo cuore amabilissimo, mite ed umile!‘Venite a Me, Prendete il Mio giogo, 

Imparate da Me’: tre verbi in modo imperativoche Gesù continua a rivolgere a tutti, anche a quanti ancora continuano a persistere nella loro superbia e nel loro rifiuto di incontrarLo, ascoltarLo, conoscerLo e seguirLo, per conoscere il Padre, la Sua volontà e il Suo Regno. Sono tre verbi sui quali dobbiamo seriamente riflettere e con i quali dobbiamo sinceramente confrontarci, perché sono la testimonianza e la verifica della nostra reale risposta agli imperativi dell’amore e del nostro essere cristiani.

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